Medicina ‘di genere’: a Roma è realtà

L’osservatorio nazionale sulla salute della donna ha premiato recentemente a Milano gli ospedali che riescono ad offrire servizi di eccellenza. Obiettivo: promuovere percorsi di prevenzione, diagnosi e cura declinati al femminile che tengano conto delle differenze di genere specifiche. In pratica, si entra in ambulatorio dove si fa visita, ecografia, mammografia e, se serve, ago aspirato e si torna a casa. Tutto in mattinata, gratis e al centro di Roma, anche per non residenti.

Intervista ad Angelo Tanese, commissario straordinario e direttore generale Asl Rm1

di M. Vittoria De Matteis

 

In che cosa consiste il bollino rosa?

Premio che viene dato da un’associazione Onda che premia le buone pratiche delle aziende sanitarie nei confronti delle donne, che tengano conto della differenza di genere e della specificità dei bisogni femminili, dando un bollino come premio a quelle strutture sanitarie che si sono distinte avendo partecipato a un bando. Nel caso specifico la Asl Rm 1 ha ottenuto il 13 dicembre il bollino rosa per l’H S Spirito in particolare per la cardiologia e dei percorsi multidisciplinari di tutela delle donne che hanno uno scompenso cardiaco, garantendo loro – al momento delle dimissioni dal reparto – di essere seguite.  Quindi c’è un percorso che le facilita, questo anche tenendo conto che le donne, in alcuni periodi della loro vita come può essere la gravidanza o la menopausa, avendo minori difese immunitarie hanno una tendenza a contrarre delle patologie; quindi l’azienda è stata premiata per avere messo in piedi un servizio ad hoc.

Si attua anche un codice rosa, nel triage al pronto soccorso?

Sì, il codice rosa è previsto proprio dalla normativa regionale ed è per le donne che accedono al pronto soccorso a seguito di violenze che hanno subito. Gli operatori sono formati, hanno delle linee guida da seguire ed una particolare preparazione a gestire questi casi, nel caso specifico del pronto soccorso del S. Spirito abbiamo previsto anche logisticamente degli spazi dedicati proprio per tutelare la privacy della paziente.

Il tutto rientra nel processo di umanizzazione degli ospedali, non è così?

L’umanizzazione non è legata solo a degli aspetti strutturali di confort ma in primo luogo della qualità della relazione e su questo c’è sempre da migliorare, così come sulla segnaletica in generale e sull’accessibilità alle strutture.

Ascolto, orientamento e fiducia sono i binari su cui vi muovete per accogliere l’utenza femminile del territorio e dare la più ampia visibilità alle lodevoli iniziative che fate con periodicità. Qual è la prossima?

Aggiungerei anche maggiore consapevolezza ad esempio nel campo della prevenzione: ottobre rosa è ormai un appuntamento annuale per rafforzare tutte quelle campagne di prevenzione soprattutto per il tumore al seno, ma anche del collo dell’utero: noi come azienda abbiamo previsto una serie di altre iniziative aggiuntive a quelle previste, tipo le giornate in cui facciamo il pap test, gli eventi in cui cerchiamo di recuperare coloro che pur avendo ricevuto la lettera di invito allo screening non si sono presentate: Quindi da questo punto di vista informare è molto importante, così come nel caso in questi giorni dei vaccini: c’è rischio di un approccio un po’ emotivo e mediatico ad un ambito della prevenzione fondamentale. E’ importante avere maggiore responsabilità e consapevolezza in un’informazione corretta: al vaccino non si ricorre semplicemente perché c’è il caso uscito sul giornale – e che per altro non è sintomo di nessuna emergenza – ma è un comportamento corretto di tutela per sè e per i propri figli. Parlando di vaccini specifici per le donne, per esempio, ricordiamo quello per il papilloma virus.

Per la popolazione femminile migrante, vista la grande recente affluenza, cosa prevede questa policy?

Abbiamo per gli/le immigrati/e dei servizi all’interno dell’azienda non tanto nell’ambito dell’emergenza ma, in generale, nell’accessibilità ai servizi per i quali a volte la popolazione straniera può avere – per motivi di lingua o di disagio di varia natura – difficoltà di accesso. Una cosa interessante che abbiamo avviato nel 2016 in un accordo con Amref per fare un percorso nascita che sperimentiamo in un distretto guidato e facilitato per le donne straniere, e stiamo facendo anche un lavoro di mappatura e di rapporti proprio con il territorio per cercare di costruire un percorso che tuteli la donna: non si tratta di accedere solo a prestazioni, ma le donne in gravidanza possono avere un percorso guidato durante tutta la gestazione.

Qual è, al momento attuale, il ruolo e la situazione dei consultori?

Abbiamo 18 consultori in questi municipi, con una forte presenza sul territorio di sedi consultoriali. Il consultorio funziona bene quando è integrato dentro i processi assistenziali, per questo nel percorso nascita, nei percorsi di prevenzione, nei percorsi di presa in carico delle famiglie per problemi ad esempio di disagio o di disabilità dei minori. Il consultorio funziona meno bene quando viene visto come luogo dove uno può andare ma senza sapere bene perché: stiamo cercando di costruire un ruolo più attivo e più integrato dentro i processi perché è una grande conquista del SSN, il consultorio. Però, a distanza di tanti decenni, ha bisogno di essere anche un po’ ripensato e reinserito dentro un quadro di assistenza moderno.

Applicazione della L.104 e punti nascita?

Abbiamo gli obiettori ma viene attuata, l’interruzione di gravidanza è parte dei Lea e quindi della nostra attività, spesso c’è un’utenza straniera. Noi abbiamo due punti nascita, uno al S. Filippo Neri  e al S. Spirito, abbiamo da poche settimane aperto una nuova area travaglio-parto al S. Filippo Neri molto bella, particolarmente innovativa e di grande confort. Sempre lì abbiamo aperto il centro di PMA (procreazione medicalmente assistita), altro aspetto molto importante per le donne e per le coppie che era stata chiusa 4 anni fa per dei problemi che si erano generati. L’abbiamo riaperto, e anche questo è un centro particolarmente avanzato dal punto di vista tecnologico; abbiamo poi sul territorio della Rm1 un centro di servizi ambulatoriali o di day surgery dedicati, come il centro S Anna per la donna e per il bambino. Nostro obiettivo è quello di rafforzare e potenziare questo centro ed inserirlo nel quadro di un’azienda che nel frattempo è cambiata perché questo è un dato importante la Rm1 è nata nel 1 gennaio 2016 e dalla fusione della ex Rm A e Rm E. Noi abbiamo circa 1mln di abitanti, la Rm 2 – che ha fuso la B e la C – ha 1,2mln di abitanti. Forse la a Rm E è più grande come rete di offerta di servizi, perché all’interno c’è una grande presenza anche del privato accreditato: quindi anche come valore economico e di bilancio è sicuramente più grande.

La donna che ha un cancro al seno come viene seguita? 

L’azienda ha anche una brest unit per la cura e il trattamento del tumore della mammella molto ben organizzate sia al S Spirito che al S Filippo Neri e soprattutto vediamo anche in occasione dell’Ottobre Rosa diventano punti di riferimento importanti per le cittadine romane, non necessariamente residenti. Cerchiamo di curare in particolar modo gli aspetti del confort e dell’accoglienza. Tutto ciò è possibile quando c’è una competenza ma anche una forte motivazione degli operatori, perché molte delle iniziative che noi facciamo – soprattutto quelle per le donne – sono un po’ straordinarie, un po’ aggiuntive rispetto all’attività, e quel valore aggiunto è dato dalla motivazione degli operatori: con la motivazione si dà molto di più.

Prossimi appuntamenti?

Sabato 28 gennaio si attuerà, al S. Spirito e al S. Filippo Neri di Roma, uno screening per la prevenzione del tumore al collo dell’utero,  effettuando il pap test a donne residenti e non.

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