Il sabato del villaggio… globale

“Nessuna domenica contiene la stessa promessa né l’energia del giorno che la precede”  dice lo scrittore Jan McEwan. Si può non essere del tutto d’accordo, certo è che di sabato inizia la decompressione, si allentano i freni inibitori e ci si libera dalle tossine. Siano esse fisiche, mentali o atmosferiche.

Oggi, casualmente, è sabato. Sabato 13 febbraio: ne “Il sabato del villaggio”, Leopardi fece una poetica riflessione sulla giovinezza. Il testo contiene molte figure retoriche (donzelletta, zappator, etc), simbolo dell’attesa della festa e della felicità della vita. Vi si coglie quasi una contrapposizione tra realtà e sogno.

Un bel po’ di tempo dopo, esattamente mezzo secolo fa, Mc Luhan – nella sua indagine sul progresso tecnologico della società – coniò l’arcinoto ossimoro villaggio globale, figura retorica che affianca due concetti opposti. Chissà che avrebbe scritto, in proposito, Leopardi

Internet si offre come l’incarnazione più significativa della ‘globalizzazione’, quella che dovrebbe togliere il potere dalle mani di pochi e aver ragione delle diseguaglianze informative. Ma “Essere schiacciati sul presente – ragiona Ferrarottiequivale ad annullarsi come soggetti pensanti“.

Come notava Negroponte (1995) la ‘televisione’ è tecnicamente un sistema centrato. all’opposto la ‘rete digitale’ è un sistema a-centrato, in quanto maglia di computer eterogenei, ciascuno dei quali funziona sia da sorgente sia da bacino.

Il potere centrato dei mass media (con la televisione come fulcro) annulla le differenze in un continuum omogeneo che non è controllato dai destinatari, per cui – secondo Popper (1994) – è un “pericolo per la democrazia“. Dilata e annulla i tempi fisiologici di riflessione, frustrando la creatività del pensiero.

Internet è una ‘mente/memoria collettiva’ che non deprime, anzi “stimola la ‘selezione intelligente’ e quindi potenzia la mente dell’uomo” , afferma De Kerckhove. Tuttavia, depriva della capacità di immaginare perchè precede e anticipa quella umana, facendola impigrire sommergendola da un’ enorme mole di possibilità non nate da lei ma già pronte all’uso.

L’individuo, diventato ‘ubiquitario’, recupererà la posizione di ‘centro del mondo’ quale protagonista di un villaggio globale a dimensione personale e a geografia variabile. Ma sarà anche più libero? Riuscirà a recuperare quella dimensione festosa ed emozionante di Leopardiana memoria? Tutti i più noti massmediologi rispondono in coro: “Si, nel sabato del villaggio … globale.”

Solo dal nulla prende vita qualcosa: se si ha già tutto pronto, è noioso. Il lunedì per la fredda cronaca, il martedì per l’ informazione in generale, il mercoledì per la cultura, il giovedì per l’attivismo, il venerdì per guardare al futuro e il sabato… per la libertà di pensiero.

Concetti osmotici legati dall’obiettivo comune di una miglior qualità della vita, seppur in un villaggio globale. E per riprendere fiato riassaporando il gusto della festa imminente. Perchè la vera gioia è nell’attesa, come scriveva Leopardi.

Oggi l’uomo è una monade alienata, chiuso in una vita telematica senza finestre che va ad incidere sul processo di formazione della parola e delle idee, in processo di autocensura pavloviano.

E ancora: c’è chi sostiene che a decidere su 9 mld di persone nel mondo, ci sia una decina di famiglie. E che o le leggi naturali del caos renderanno “imperfetto” il disegno transumanista orwelliano, oppure quest’ultimo andrà avanti.

La nostra civiltà nasce 5mila anni fa in Grecia. Da 5mila anni l’uomo si sveglia al mattino, lavora, cresce i figli e così via. Poi, nei secoli la storia registra grandi cambiamenti umani:

I° mutamento antropologico: negli anni ’60, quando la società dei consumi (criticata da Pasolini) ha cambiato profondamente l’essere umano, creando “bisogni indotti” e falsi miti.

II° mutamento antropologico: società digitale, dove l’individuo è diventato – da uomo “sociale” – uomo “solo”. Ragazzi in pigiama che seguono la DAD, persone che hanno paura di uscire, senza più mimica facciale e inespressivi.

Con lo smart working talvolta i diritti muoiono, perché prevede un orario di lavoro senza soluzione di continuità. Taluni sociologi del lavoro parlano di “glebalizzazione” dei diritti sociali, dove l’uomo – come tale – sparisce.

Dunque, ai 3 poteri di Montesquieu, legislativo, esecutivo e giurisdizionale, seguono quelli elitari tecnologico, finanziario e mediatico. Non più la tecnologia in funzione dell’uomo ma il contrario, quindi: il sistema telematico che controlla la sua vita. Uomo come strumento della società, non l’inverso.

Non più l’umanesimo del Petrarca, non più l’uomo di Leonardo, ma uomo come funzione di un sistema più grande di lui.

Se in futuro studiare Platone ed Hegel sarà eversivo, il gusto della trasgressione, si sa, attrae. Giovani zombi saranno salvati dalla letteratura e dalla poesia, grazie alle quali potranno assolvere ad un sano compito evolutivo.

Ai prigionieri della realtà virtuale, consigliati i saggi di Montaigne, come esempio di ascolto quotidiano dei propri moti interiori, e “Storia di un anima” di Teresa di Lisieux per riscoprire la concentrazione. I nativi digitali corrono sempre più in fretta dimenticando perché, mentre è utile riscoprire la motivazione del proprio viaggio.

Quindi, tornando a Leopardi, “la natura è come la ginestra che sopporta le intemperie perché risorge sempre”. Alla fine, auguriamoci di tornare al nostro naturale, umanissimo caos: la risposta è nei nostri poeti, non nei nostri banchieri.

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