Api estinte nel 2030?!

Pare di sì. Ancora un po’ e le api saranno estinte. Così dicono entomologi, apicoltori e cultori del genere. Non che io lo sia mai stata, una cultrice – anzi – ma la cosa mi dispiace, comunque. E neanche poco, a giudicare dalle ripercussioni che il fenomeno avrebbe sull’ecosistema tutto.

Al museo di Zoologia di Roma c’è una mostra dedicata al mondo delle api, con percorsi didattici per i più piccoli. Se le api sparissero fra pochi anni, la biodiversità del nostro Pianeta verrebbe fortemente intaccata, privandoci di diverse specie vegetali di cui ci nutriamo e portando alla scomparsa di migliaia di specie di piante, fiori e alberi da frutto, oltre che del miele.

Un terzo del nostro cibo dipende dall’ impollinazione degli insetti: solo in Europa, oltre 4.000 tipi di verdure. Le api sono in declino perchè minacciate da pesticidi, perdita di habitat, monocolture, parassiti, malattie e cambiamenti climatici. In particolare, alcuni pesticidi costituiscono un rischio diretto per gli impollinatori.

Dopo anni di impegno e mobilitazione, organizzazioni ambientaliste come Greenpeace sono riuscite a ottenere un’importante vittoria: l’Unione Europea ha approvato il bando permanente di tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api.

La Natura affascina perché vive secondo regole ben precise che hanno l’obiettivo di raggiungere l’equilibrio dopo eclatanti catastrofi. Dall’osservazione di alveari e formicai si evince questa sua straordinaria caratteristica e l’instancabile lavoro che compie, affinché si rinnovi la vita di giorno in giorno.

L’alveare rappresenta la struttura sociale delle api, molto articolate rispetto ad altre, in quanto i ruoli di ogni componente sono stabiliti gerarchicamente.  Ogni compito deve essere svolto con il massimo livello di efficienza per garantire la sopravvivenza della comunità.

Al vertice della gerarchia si trova l’ape regina, l’unica in grado di fecondare e di depositare uova. La vita delle api dura in media trenta giorni, dunque il ruolo dell’ape regina è fondamentale per il rinnovo delle generazioni.

I fuchi sono i maschi dell’alveare che migrano verso altri alveari per fecondare le api regine. Grazie al loro istinto non fecondano consanguinei, consentendo una migliore selezione della specie e provvedendo alla cura della covata.

La società industriosa e mutualistica delle api è esemplare: l’ape regina produce migliaia di uova, le operaie badano all’alveare, e il fuco – una volta espletato il suo dovere riproduttivo e di protezione – esce di scena.

Le api operaie sono le femmine sterili della famiglia, hanno il compito di provvedere all’alimentazione delle uova depositate dalla regina attraverso la fornitura di miele, polline e pappa reale.

La fornitura di pappa reale è fondamentale per la nascita dell’Ape Regina, in quanto se l’alimentazione fosse basata su miele e polline nascerebbero solo api operaie sterili. L’ape regina abbandona l’alveare dopo un po’ di giorni dal deposito delle uova, portandosi al seguito la famiglia.

Le api nutrici intervengono per alimentare le uova, sapendo di dover creare una nuova regina per la continuazione della specie. Per questo lavoro selezionano dalle 10 alle 30 uova (tra le 2000 depositate dall’Ape Regina) dalla cui schiusa nascono i bruchi che, se alimentati con pappa reale, svilupperanno gli organi di deposizione.

Questi ultimi diventeranno insetti perfetti, ma solo il migliore diventerà ape regina, mentre gli altri saranno uccisi dalle api nutrici. Dopo 10 giorni dalla schiusa, l’ape regina spicca il suo volo nuziale, si accoppia con più di 100 maschi depositando il seme in un suo organo: la spermateca. Successivamente torna nell’alveare e non esce più fino al deposito delle uova.

Se sparissero le api, e con esse altri preziosi insetti impollinatori, l’elenco dei cibi di cui dovremmo fare a meno diventerebbe infinito. Tanto per cominciare, addio a melone, caffè, cioccolato, mele e limoni.

E allora che fare? Seminare piante che possono fornire nutrimento alle api come il trifoglio alessandrino, la calendula, l’erba medica, la borragine, il rosmarino, il timo, il cumino, il coriandolo, la lavanda, la malva, il girasole.

 

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