A Londra con Virginia Wolf

In un periodo di isolamento forzato come un lockdown planetario si possono fare molte cose, incluso scrivere un libro. Ringraziando marito, figlia e madre “per averle teso una mano attraverso uno schermo o di persona, con forza, dolcezza e creatività, permettendo che continuasse a esistere, nonostante tutto, una stanza tutta per me”, come quella che aveva Virginia Wolf.

Cristina Marconi, una giornalista italiana che ha scelto di vivere a Londra, nel volume “A Londra con Virginia Wolf” parla della sua città adottiva come se la conoscesse da sempre. Come recita il sottotitolo del suo libro, fa “passeggiate nella città della vita” insieme ad una delle sue scrittrici preferite, colei che le ha ispirato il lavoro letterario.

Tributo alla capitale inglese, l’autrice italiana sembra dichiarare il suo amore per Londra – vivendo lì da un decennio – attraverso le parole e le immagini della vita vissuta – molto tempo prima – dalla Wolf. Sensazioni e suggestioni si rincorrono e si sovrappongono nelle vite di entrambe, unite dall’amore per la scrittura come mezzo espressivo d’elezione.

Diciassette disegni di modelli di chiavi antiche sulla copertina di cartoncino opaco verde scuro: il volume agile e tascabile edito da Giulio Perrone, si presenta così. In quarta, l’annotazione: “passeggiando per Londra si finisce coperti di perle” incuriosisce il lettore che vuol scoprirne il perchè.

Sperimentazione, riforme, nuovo, diverso, libertà, ribellione: erano questi i concetti, le identità e le atmosfere londinesi che più attraevano – e attraggono – le due donne Virginia e Cristina, a distanza di secoli? Per la Wolf “Londra è sinonimo di vita” e singolare è, a pag. 95, la descrizione dei cimiteri come parchi “diventati giardini d’infanzia” tra i fiori, le mamme e le balie.

Pregevole il capitolo sulla musica dove l’autrice (Cristina) ricorda come l’altra autrice (Virginia) già nei primi ‘900 parla di Street Music. “Articolo della rottura – precisa – manifesto della nuova città emergente dai corsetti vittoriani”. Ricorda poi come – per la modernissima Wolf – se venisse diffuso Bach o Beethoven negli angoli di periferia, non ci sarebbero più tanti litigi, e i pensieri scorrerebbero melodiosi.

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